«Benvenuti nel mio mondo» non è solo il titolo della mia prima personale, ma anche l'invito a entrare nel mio modo di vedere alcuni aspetti dell'umanità e certi suoi simboli dalla lunga tradizione. Il mio lavoro nasce da una consapevole ricerca interiore che mi ha invitato a scegliere, anzi, più precisamente, mi ha fatto sentire la forte esigenza di rappresentare nel modo per me più libero la figura umana e la sfera, assecondando del tutto la mia personale visione e formazione umana ed artistica.
L'uomo e il silenzio assente di chi si ferma a pensare mi hanno indotto a soffermarmi su quei rari attimi in cui si annulla la quotidianità dei mille impegni. Lo sguardo fisso nel vuoto è così intenso che non sono riuscito ad esimermi dal provare a fissarne l'immagine grazie all'arte.
La sfera mi ha sempre affascinato per il suo significato simbolico (nei secoli è stata di volta in volta simbolo magico, di armonia e perfezione, …) ed anche per la morbidezza della sua curva infinita, la cui esplorazione è inesauribile. La perfezione intrinseca della sua costruzione geometrica, il pieno e il peso della materia, il vuoto e la leggerezza della sospensione hanno conquistato la mia attenzione ancor prima della volontà di rappresentazione. Di lì a poco, la realizzazione.
Il mio mondo è come quello di tanti, ma sopratutto cerca di entrare in rapporto con la naturalezza del sapersi fermare ad aspettare senza nessun condizionamento. Questo momento intimo di sospensione e silenzio non può essere rappresentato sulla base di vincoli estetici o di gusto, ma solo mostrarsi nudo e senza veli intellettuali, rivelando l'attimo nel quale nasce il processo alchemico che crea il vuoto circostante.

- Luigi Saiu -

Le Opere

L'uomo e il silenzio assente di chi si ferma a pensare mi hanno indotto a soffermarmi su quei rari attimi in cui si annulla la quotidianità dei mille impegni. Lo sguardo fisso nel vuoto è così intenso che non sono riuscito ad esimermi dal provare a fissarne l'immagine grazie all'arte.

Anche nella quotidianità della vita lo sguardo di Luigi Saiu incontra con sommessa discrezione e, insieme, mostra di indagare con intensità il mondo delle cose e delle persone e già in quella successione di atti, apparentemente consueti, se non apparentemente addirittura banali, pare oscillare tra l’esperienza del reale e la dimensione dell’”impossibile”, quella propria del mondo dell’arte. A suo modo, l’artista pone costantemente le condizioni della ricerca del limite e nello stesso tempo dell’intenzione interiore di trasgredirlo, che sono ciò di cui un artista non può fare a meno. Per tentare insistentemente di dare forma agli instabili e sfuggenti momenti di convivenza tra quei due mondi, nell’incerto esito dello scontro-incontro tra il reale e l’interiorità. Nel trapasso alla dimensione del “fare” artistico Luigi Saiu scopre l’esigenza di procedere selettivamente, compiendo, di necessità, una scelta precisa, che comporta la messa a punto dell’essenzializzazione dei termini della ricerca intorno al binomio interno-esterno, tra il corpo, la corporeità esteriore della figura umana e l’interiorità pensante, raziocinante, sorretta dall’istanza della forma. Essa, nella sua indispensabile traduzione visiva, si materializza, come residuo fisico, traccia residua della sua annotazione mentale, nella perfezione della sfera. Per analogia, nella ineliminabile fissità della statua, la restituzione dell’immagine fisica del corpo umano richiede la manifestazione del connubio tra la forma esterna - che tendenzialmente, per effetto dell’istanza ad essenzializzarla, aspira ad una sua resa idealizzata - e il riflesso, visivamente percepibile, della sua interiorità vivente e pensante, animale e meditativa.

Esso si traduce, nella necessaria concretezza dell’opera scultorea, in una tenuissima alterazione della sensazione di immobilità dell’essere umano stante, demandandola - affidandola, proprio, simbolicamente come avviene per l’incerto messaggio di speranza lanciato in mare dal naufrago, tappato nella bottiglia - ad una inclinazione appena accennata della testa e con essa dello sguardo, quasi sfuggente. In esso si situa, cioè, appunto, prendendo corpo visivo, si esplicita ai nostri occhi il senso ineffabile dell’”impossibile”, di cui si è detto, la ragione profonda, autentica, del fare artistico, sospinta fino alle soglie della trasgressività. Il connubio si estende e trova felice rispondenza nelle tecniche artistiche, puntualmente adottate. Nelle statue, la traduzione con una tecnica moderna in resina – con successiva rifinitura manuale - delle forme corporee, a loro volta preventivamente composte da modelli realizzati secondo la migliore pratica plastica tradizionale, si confronta e completa, nelle opere di Luigi Saiu, in alternativa complementare, con l’impiego delle storiche tecniche calcografiche. Ancora e anche in questo caso troviamo - e non possiamo che apprezzare per la coerenza col rigore della ricerca dell’essenzialità del messaggio formale dell’artista – il rispetto per la qualità esecutiva, idealmente concentrata e racchiusa nelle varianti della composizione a matrice sferica, connesso con la pulizia e l’accuratezza dell’esecuzione, sia durante la lavorazione della matrice, sia, in conclusione, nella delicata e risolutiva fase della stampa.

- Paolo Nesta -

Il mio lavoro nasce da una consapevole ricerca interiore che mi ha invitato a scegliere, anzi, più precisamente, mi ha fatto sentire la forte esigenza di rappresentare nel modo per me più libero la figura umana e la sfera, assecondando del tutto la mia personale visione e formazione umana ed artistica.

LA MOSTRA

Benvenuti nel mio mondo!

Il mio mondo è come quello di tanti, ma sopratutto cerca di entrare in rapporto con la naturalezza del sapersi fermare ad aspettare senza nessun condizionamento.





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